domenica 31 luglio 2022

COSMETOLOGIA AYURVEDICA 3° LEZIONE

 


BASI DELLA MEDICINA AYURVEDICA in COSMETOLOGIA

a cura di:  Tatiana Aliprandi 

Operatrice ayurvedica: 

FORMATRICE e ESAMINATRICE:

Ayurveda, Yoga, estetica, posturologia e psicosomatica.

3° Lezione




Tratto da uno scritto del medico.

La pelle: un abbraccio che protegge.
Quante volte la trattiamo male?

Nel Charaka Samhita sono definiti i meccanismi attraverso cui il massaggio esercita il suo meraviglioso effetto.

Vata domina nell’organo di senso del tatto, e quest’organo ha la sua sede nella pelle. Il massaggio è di gran beneficio per la pelle; perciò andrebbe praticato regolarmente.

Inoltre in Āyurveda l’oleazione di corpo e testa è prevista nella routine igienica quotidiana (chiamata Dinacharya) e, sempre nel testo classico ayurvedico Caraka Samhita, viene detto:

Se una persona pratica regolarmente il massaggio d’olio, il suo corpo non risente di ingiurie o del lavoro più duro. La sua struttura fisica diventa forte, flessibile ed attraente. Mediante questa pratica il processo dell’invecchiamento è rallentato.

Vedere il mondo attraverso la pelle

L’Āyurveda presta un’attenzione particolare alla pelle; essa è infatti assieme al cuore la sola struttura a possedere negli antichi testi classici una dettagliata, e sotto molti versi strabiliante, descrizione della struttura anatomica e non solo funzionale.
Strabiliante perché queste descrizioni appartengono a testi di epoca remota e risulta incomprensibile come potesse essere nota in quel tempo la struttura anatomica microscopica.

In questi testi è descritto come la formazione della pelle abbia origine a livello fetale per effetto dei Dosha, o principi biofunzionali.

Nel Charaka Samhita, antico testo di medicina ayurvedica databile intorno al III-V sec. AC, la formazione degli strati della pelle è descritta utilizzando la metafora del latte in ebollizione:
così come nel riscaldare il latte si formano strati di crema sulla superficie, in modo simile a livello embrionale, i (Dhātu) tessuti formano i diversi strati della pelle del corpo
e prosegue descrivendo così come la “panna” si formi in strati e gradualmente aumenti di spessore, così come i vari strati della pelle formata a livello embrionale si fondano generando così la pelle matura che riveste il feto pienamente sviluppato.

L’Āyurveda riconosce quindi sei strati della pelle, sette per alcuni, che sono riconoscibili nei cinque strati dell’epidermide descritti oggi dalla moderna anatomia più il derma e, contando il settimo strato, al sottocutaneo.

Nell’antica conoscenza ayurvedica è inoltre molto chiara la composizione biochimica della pelle; nel Sushruta Samhita, un altro antico testo di Āyurveda particolarmente famoso poiché tratta anche gli aspetti chirurgici e la chirurgia plastica, è infatti detto che il corpo è fatto di materia untuosa, indicando con questa affermazione la proprietà principale dei lipidi e del fatto quindi che siano il primo costituente strutturale dell’organismo. Il dettaglio della conoscenza degli aspetti anatomo funzionali della pelle arriva così in profondità al punto di descrivere minuziosamente i tempi di assorbimento degli oli medicati attraversi i vari strati dell’apparato tegumentario.

La pelle secondo l’Āyurveda è formata nella sua struttura anatomica principalmente da quei tessuti definiti dai Dosha Pitta e Kapha anche se funzionalmente essendo la pelle sede del senso del tatto, è invece riferibile primariamente a Vata. La pelle infatti fornisce un primo livello di difesa meccanica dagli agenti esterni ed ha un ruolo fondamentale nella termoregolazione e nella sorveglianza immunitaria, tutti ruoli in cui i Dosha Pitta e Kapha sono primariamente coinvolti.

Dosha Vata e il senso del tatto
Tuttavia il senso del tatto con tutti i recettori coinvolti (si ritiene che per ogni centimetro quadrato di pelle vi siano 5000 recettori) è determinato nella sua funzionalità dal Dosha Vata.

La nostra percezione dei limiti corporei, della nostra interazione ed intelligibilità con l’ambiente esterno e quindi della sua esplorazione e rappresentazione è direttamente gestita dal Dosha Vata. 
La pelle specchio dello stato di salute
Non solo, la pelle è un vero e proprio specchio e come tale indicatore dello stato di salute dell’individuo; il suo colore, la radianza e la luminosità sono espressioni dello stato di salute generale.

Dr. Antonio Morandi medico neurologo, esperto in Āyurveda.

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lunedì 4 luglio 2022

COSMETOLOGIA AYURVEDICA 2° LEZIONE


BASI DELLA MEDICINA AYURVEDICA in COSMETOLOGIA

a cura di:  Tatiana Aliprandi 

Operatrice ayurvedica: 

FORMATRICE e ESAMINATRICE:

Ayurveda, Yoga, estetica, posturologia e psicosomatica.

2° Lezione

L'erboristica ayurvedica si fonda su una precisa teoria energetica, le proprietà delle piante sono  sistematicamente poste in relazione con il loro sapore con i cinque elementi, con il loro potere riscaldante, o raffreddante, con il sapore che si avverte dopo la digestione e con altre eventuali proprietà, che possono avere. 

Questo semplice sistema così lontano dalla complessità dell'analisi chimica, spiega le proprietà fondamentali delle piante offrendoci  una struttura che permette di identificarle e di classificarle agevolmente, e pertanto di usarle tenendo conto della costituzione e delle condizioni individuali.  

Questa teoria è il punto di forza dell' erboristica ayurvedica, un analogo fondamento lo si ritrova anche nell' l'erboristica cinese. 

Ora cercherò di spiegare l'azione di alcune piante in base ai Principi ayurvedici. 

Secondo l'ayurveda il sapore di una pianta non è accidentale ma fornisce un'indicazione delle sue proprietà essenziali, di solito non si mette in relazione il sapore con le proprietà terapeutiche, nell' ayurveda il sapore  è una tra le caratteristiche che ci permettono di identificare una pianta ma non certo di comprendere il potenziale, è comunemente ammesso che le piante piccanti e aspre hanno proprietà riscaldanti, stimolanti, che quelle amare  sono rimedi antipiretici. 

Non si ferma comunque qui il loro studio. 

La parola sanscrita che indica il sapore, Rasa, ha molti significati che ci aiutano tutti a capire quale sia l'importanza del gusto in Ayurveda. 

Rasa significa essenza pertanto il sapore indica il senso della pianta ed è forse il fattore più importante nella comprensione delle sue qualità; rasa significa anche linfa, così che il sapore di una pianta riflette le proprietà della linfa e del vigore. 

Rasa significa pure apprezzamento  godimento, estetico, nota musicale, il sapore procura delle sensazioni e queste sono ancora l'essenza della pianta. Attraverso il sapore si possono percepire la sua bellezza il suo potere, rasa significa infine circolazione, felicità, danza, tutte cose che riflettono la luce, l'energia di quella data pianta. 

Lasciando perdere ora l'azione a livello nervoso, a livello digestivo, proviamo ad osservare la potenza di queste piante una volta applicato sulla pelle o sul cuoio capelluto. 

Dove avviene comunque una digestione tra la pianta e la pelle. 

Non c’é nulla nel mondo che, in condizioni e situazioni appropriate,

non abbia utilizzo terapeutico.

– Charaka Samhita, Sutrasthana, XXVI, 12

Ayurveda è stato uno dei primi sistemi medici a capire l’importanza cruciale del tipo di cibo che mangiamo, l'utilizzo di erbe e piante,  e non per ultimo la sua influenza sulla nostra salute.

Per poter scegliere le sostanze adatte alla corretta alimentazione o alla cura della pelle, l’Ayurveda usa i parametri del sapore (rasa), dell’energia (virya), dell’effetto post digestivo (vipaka), dell’effetto particolare di alcune sostanze (prabhava), e delle qualità delle sostanze (guna).

Come il concetto di tridosha è importante per capire la costituzione degli individui e fare la diagnosi di una problematica, così la conoscenza dei rasa o sapori è necessaria per il trattamento. 

Sappiamo che esiste una stretta relazione fra dosha e rasa poiché entrambi sono fatti dei cinque elementi ed entrambi in generale hanno la predominanza di due elementi. 

Il sistema della classificazione dei cibi e delle erbe secondo il sapore, l’energia, le qualità ecc. della materia di cui sono composte, è un bellissimo esempio di come i saggi del passato hanno risolto il problema di trovare un sistema di medicina universale applicabile.

È importante conoscere la propria costituzione di base (Prakriti), gli eventuali squilibri del momento prendendo sempre in considerazione anche la stagione in cui ci troviamo. Una diagnosi precisa e accurata prima di usare un erba anche solo per un sapone, unguento, o altro è importante.

L'ibisco per esempio, viene chiamato Japa, che significa recitazione dei mantra.

Si usa il fiore, ha un energia astringente, un sapore dolce, è raffreddante, diminuisce pitta, il fuoco, e kapha la terra/acqua, ma aumenta vata, il ventro/etere.

I fiori di ibisco sono sacri a Ganesh, il dio della saggezza, hanno un energia simile al fiore di loto ed alla rosa.

Rendono bella la carnagione che soffre di rossori, stimolano la ricrescita dei capelli, soprattutto nei periodi estivi o quando si soffre di caldane.

Non sono consigliati per cute secca e con forfora.

La Liquirizia, chiamata Yastimadhu, che significa bastone di miele, viene usata per idratare, ricostituente, ringiovanente per cute e capelli.

La sua azione energetica è dolce, ma rinfrescante, aumenta kapha, portando più acqua, toglie pitta, fuoco calore e vata il vento, secchezza e disidratazione.

Come impacco sulla pelle ringiovanisce, idrata, riduce il calore.

Viene usata la radice polverizzata o tisana.

Bhrńgarãja (eclipta alba compositae)  il suo nome significa, il signore dei capelli, perché promuove la crescita dei capelli. 

Parti usate, aeree della pianta, energetica  amara, astringente, raffreddante. 

È tridoshica, cioè ottima per tutti i dosha. 

Impacchi con questa pianta, aiutano per l'incanutimento precoce dei capelli, calvizie/alopecia, previene l'invecchiamento precoce della pelle, è molto conosciuto in India il suo olio per il colore nero e lucente e la forza che conferisce ai capelli. 

Bibliografia

Medicina ayurvedica 

Dott. V. Lad e D.  Frawley.





sabato 18 giugno 2022

LE INNUMEREVOLI PROPRIETA' DELL'OLIO DI COTONE NEL SAPONE E IN COSMETICA




La pianta del Cotone ha origine Asiatica, ln Italia si coltiva nel Meridione e nelle isole (Gela prov. di Caltanisetta).
I grandi fiori vivono un solo giorno per dare vita a un frutto contenente semi preziosi per la cura della nostra pelle.
L'olio dei semi di cotone è ricco di acidi grassi: 
  • Palmitico
  • Stearico
  • Linoleico
  • Oleico
  • Miristico
  • Linoleico
Risulta essere molto delicato sulla pelle ed ha grandi capacità di assorbimento. In cosmetica viene utilizzato per la realizzazione di latti detergenti, creme nutrienti, idratanti ed in preparazioni da applicare dopo l'esposizione solare. Sulla pelle di adulti e bambini ha proprietà rigeneranti, protettive ed elasticizzanti. È molto utilizzato anche nei prodotti per capelli in quanto li rende morbidi e li ristruttura.

L'olio grezzo è di colore molto scuro per la presenza di gosippolo e solo dopo la raffinazione assume un colore più chiaro. L'olio integrale non può essere usato per l'odore penetrante, il sapore amarognolo, il colore intenso e il facile irrancidimento. Dopo la raffinazione o idrogenazione può essere destinato sia all'alimentazione che nell'industria saponaria e cosmetica. (Umberto Nardi)

"Le parti usate in campo farmacologico e impiego terapeutico sono ottenuti dalla corteccia della radice di cotone i quali componenti principali sono: acetovanillone o p-acetilguajacolo (isolato dal distillato in corrente vapore), acido salicilico, acido fenolico, acido oleico, palmitico e zucchero. Quasi tutte queste sostanze sono ottenute da un estratto resinoso che costituisce il 10 - 11% della droga, non sono state trovati nè Alcaloidi e nemmeno Tannini ". (R.Benigni - C. Capra - P. Cattorini).

In medicina e in farmacia sono utilizzati i peli dei semi  i quali vengono depurati e sterilizzati per ricavarne materiale da medicazione. L'olio viene usato come veicolo per farmaci ad uso parenterale". (E. Riva)


Durante una piacevole chiacchierata con Sabina Allegretti, esperta saponaia, ci siamo confrontate per realizzare un sapone 100% olio di semi di cotone, per verificarne la schiumosità e la delicatezza, ed un sapone con abbinati altri oli.

Le nostre considerazioni

L'olio di semi di cotone ha un ottimo potere condizionante Il sapone non risulta "molle" e la sua schiuma è morbida e consistente. Per ora non abbiamo potuto verificare  la conservabilità del sapone (visto l'alto contenuto di acido linoleico), mi riservo di aggiornarvi tenendo controllata la stagionatura. È consigliabile utilizzarlo come riempitivo nei saponi abbinato ad altri oli.




gr 50 Burro di Babbassu

gr 125 Olio di semi di Cotone

gr 125 Olio di Cocco

gr 100 Olio di Palma

gr   50 Strutto

gr   50 olio di Ricino 

gr   71 NaoH (sconto 7)

gr 166 Acqua 

gr   15 Fragranza

gr     1 Glda

gr   15 Sodio Lattato 



Sapone 100% olio di semi di Cotone






Oltre al sapone ho realizzato un latte detergente con l'olio di semi di cotone molto delicato sulla pelle di adulti e bambini 



LATTE DETERGENTE


gr. 158 Idrolato di Fiordaliso 

gr  0,8  Aristoflex Velvet

gr  3,2  Glicerina di Fiordaliso 

gr  23   Olio di semi di Cotone

gr  6     Olivem 1000

gr  7     Oleolito di Fiordaliso in olio di Ricino 

gr  2     Conservante 



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Tutte le informazioni contenute nel seguente blog sono a mero scopo informativo. Declino pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo o estetico senza previo consulto medico.


domenica 8 maggio 2022

 


BASI DELLA MEDICINA AYURVEDICA in COSMETOLOGIA

a cura di:  Tatiana Aliprandi 

Operatrice ayurvedica: 

FORMATRICE e ESAMINATRICE:

Ayurveda, Yoga, estetica, posturologia e psicosomatica.

1° Lezione

I CINQUE ELEMENTI FONDAMENTALI.


Ayurveda è un termine sanscrito che significa “scienza della vita”. Nata in India più di cinquemila anni fa, è applicabile all’esistenza quotidiana di ciascun individuo. Ogni elemento e ogni aspetto della vita umana sono stati esaminati nei secoli, ottenendo una guida per coloro che cercano armonia, pace e longevità. La scienza dell’Ayurveda si basa sull’eterna saggezza dei rischi (veggenti), che ottennero la verità della conoscenza attraverso pratiche, discipline religiose e meditazione.

L’Ayurveda è un sistema olistico di medicina che considera la salute e la malattia prendendo in considerazione l’intrinseca relazione esistenziale tra l’individuo e lo spirito cosmico, tra la materia e l’energia, aiuta le persone a mantenersi in salute oppure i malati a guarire. Questa scienza si basa sullo sviluppo e il rinforzo delle capacità di auto-guarigione dell’organismo e sulla considerazione che mente, corpo e anima formano un tutt’uno inseparabile nel quale ogni malattia si manifesta prima a livello sottile ed energico e solo in un secondo tempo arriva a manifestarsi nel corpo fisico.
La diagnosi considera l’unicità e la totalità dell’individuo e su questa base cerca di prevenire disturbi e malattie sradicandone la causa più profonda.

L’ORIGINE DELLA MATERIA: I TRE GUNA

I guna sono energia fisica primordiale che si trova in tutta la natura e sono la base dell’esistenza: sattva, rajas e tamas. Satva rappresenta il potenziale creativo, l’energia primordiale (Brama). Rajas è movimento, forza cinetica (Vishnu). Tamas è inerzia, potenziale distruttivo (Mahesha). Queste tre forze si manifestano con il rimordiale suono AUM. Dalla combinazione dei tre guna nascono i cinque elementi fondamentali.

I CINQUE ELEMENTI FONDAMENTALI

I rishi percepirono che all’inizio il mondo si manifestava come Etere: spazio senza movimento nel quale si percepisce solo una sottile vibrazione del suono cosmico AUM. Questo elemento cominciò a muoversi creando l’Aria (spazio in movimento). Con il movimento si produsse frizione che generò calore e intesa luce, Fuoco. Grazie al calore alcuni elementi eterei si dissolsero e si trasformarono in liquidi, Acqua, e altri si solidificarono formando le molecole della Terra.

E da qui i cinque elementi: 

Etere, Aria, Fuoco, Acqua, Terra che si ritrovano in ogni essere vivente, quindi anche nell’uomo.

  • L’Etere si manifesta negli spazi della bocca, del naso, del tratto gastrointestinale, dell’apparato respiratorio, dell’addome, del torace, dei capillari e dei vasi linfatici, dei tessuti e delle cellule. È legato al senso dell’udito. 
  • L’Aria è l’elemento del movimento ed è legato al sistema nervoso, che a ogni stimolo reagisce con un movimento (dei muscoli, del cuore, dei polmoni, dello stomaco, dell’intestino, della pelle). Il senso è il tatto. 
  • La sorgente del Fuoco è il metabolismo. Controlla la temperatura del corpo, la digestione, i processi pesanti e il senso della vista. 
  • Troviamo l’Acqua nei succhi gastrici, nelle ghiandole salivari, nelle mucose, nel plasma e nel citoplasma. Questo elemento è legato al senso del gusto. 
  • L’elemento Terra nel corpo umano si trova nelle strutture solide: ossa, cartilagini, muscoli, tendini, pelle, capelli. È legato al senso dell’olfatto.

 I TRE DOSHA



L’individuo è governato dalla combinazione dei cinque elementi divisi nei tre dosha. Secondo l’Ayurveda ogni malessere psicofisico nasce da uno stato di squilibrio più o meno grave tra i dosha: ne consegue che il fine della medicina ayurvedica è di riportare o mantenere i dosha in uno stato di equilibrio. 
Vata è la combinazione tra Etere e Aria, è la forza responsabile del movimento. 
Principalmente Fuoco ma anche Acqua sono la combinazione di Pitta, che regola l’energia e la forza del fuoco. 
Kapha corrisponde alla terra che, associata all’Acqua, controlla le masse e i fluidi del corpo. 
Queste tre forze governano tutti i processi psicosomatici dell’uomo; dalla digestione all’eliminazione dei prodotti di rifiuto del corpo, dall’ira all’amore, dalla preferenza di un cibo rispetto ad un altro. 
Quando queste forze sono in squilibrio generano disturbi che, se non curati, portano a una malattia grave. 
La costituzione dell’individuo può essere un combinazione di uno o più dosha in percentuali diverse; rimane costante fin dal momento della nascita ma si può alterare a causa dell’influenza di fattori esterni. 
Per riequilibrare queste tre forze possono essere utilizzate diete, stili di vita appropriati alla propria costituzione, la pratica dello Yoga, trattamenti con oli medicati, erbe, infusi, oli essenziali e cristalli. Contrariamente alla medicina tradizionale, la cura viene studiata su misura per ogni individuo perché, per l’Ayurveda, ogni uomo è unico.

Nella prossima lezione vi parlerò del Purvakarma, massaggio terapeutico attraverso l'applicazione di unguenti e oli di diversa origine, tra cui i nostri oleoliti.



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martedì 3 maggio 2022

I DONI DELL' ALVEARE NEI NOSTRI COSMETICI


 
In cosmesi giocano una parte molto importante, per le innumerevoli proprietà cosmetiche, i prodotti dell'alveare: miele, polline, cera d'api, pappa reale e propoli.
Le nostre amiche api ci donano prodotti naturali di alto livello: si può affermare che siano stati i primi rimedi di origine naturale utilizzati in cosmetologia tanto che, negli ultimi anni, si parla sempre più spesso di apicosmesi e agricosmesi.
La Dottoressa Alessandra Vasselli (cosmetologa AIDECO) afferma nelle sue pubblicazioni che oltre all'utilizzo in campo cosmetico i prodotti dell'alveare trovano applicazione anche nella chimica cosmetologica e farmacologica dove vengono impiegati come ingrediente base in molti prodotti di consumo. Le nostre nonne possono ritenersi soddisfatte del riconoscimento che le loro "ricettine" a base di miele e cera d'api hanno avuto nel corso del tempo.




La cera d'api ha proprietà antidolorifiche, espettoranti, antinfiammatorie, nutritive, idratanti, antibatteriche, protettive ed emulsionanti; viene utilizzata in percentuali diverse in moltissime preparazioni cosmetiche: unguenti, pomate, lipogel, rossetti, creme, saponi, ecc...

Il miele ha proprietà cicatrizzanti, nutrienti, idratanti, antibatteriche, anti-acneiche e tonificanti ed è un ottimo veicolante di sostanze bioattive come ad esempio gli oli essenziali. 
"In associazione con l'olio di Perilla frutescens il miele trova applicazione nel trattamento della cellulite in quanto contiene alfa idrossiacidi quali: acido lattico, citrico, malico ecc che sono in grado di esplicare un'azione levigante superficiale e quindi di rendere la superficie cutanea maggiormente liscia e la trama cutanea più omogenea, eliminando l'effetto a "buccia di arancia" tipico degli stadi più avanzati della cellulite". (Dott.ssa Cinzia Pagano, Luana Perioli Dip. di Scienze Farmaceutiche - Università degli Studi di Perugia).

Il  polline è costituito principalmente da proteine, lipidi, carboidrati, fibre, ed è particolarmente indicato per le pelli secche e disidratate; è anche un ottimo attivo per pelle mature in quanto vanta proprietà anti-rughe. Nel sapone, aggiunto al nastro, conferisce ricchezza e colore al prodotto finale.

La propoli viene utilizzata nella cosmesi per le sue proprietà antibatteriche, antimicrobiche, cicatrizzanti, vasoprotettive,  antiacneiche e riequilibranti; stimola la rigenerazione dei tessuti in caso di ferite e piaghe.


Crema mani fluida
Fase A
gr 80   Acqua demineralizzata
gr 0,5  Aristoflex velvet
gr 3     Cosgard ultra
gr 2     Miele
gr 2     Estratto di polline (autoprodotto)
Fase B
gr 1     Cera d'api di opercolo
gr 8     Olio di Cartamo
gr 4     Dicaprylyl carbonate
gr 2     Burro di SAL
gr 1     Alcool behenilico
gr 3     Metilglucosio sesquistearato
Fase C
gr 1     Estratto di propoli
gr 2,5  Estratto di fiori di Cartamo (autoprodotto)
Fragranza: miele 
pH 5.5





Sapone Miele, Propoli e Cera d'api 


gr 520   Olio di Oliva
gr 200   Olio di Cocco 
gr 170   Strutto
gr   30   Cera d'api
gr   80   Olio di Noci 
gr 330   Acqua demineralizzata  (due cucchiai di miele)
gr   10   Sodio lattato 
gr     1   Glda
gr 134   NaOH (sconto 6%)

3 cucchiai di Polline al nastro
3 cucchiai di Polline nei grassi
Fragranza Miele 


NOTA BENE

Scaldare dolcemente i grassi  fino a far sciogliere quelli solidi; in alternativa è possibile scaldare i grassi solidi ed una volta sciolti aggiungere quelli liquidi per abbassare la temperatura della miscela.

Preparare la soluzione caustica versando la soda poco alla volta in acqua (IMPORTANTE!!! Mai fare il contrario!!!)
 
Il miele potrebbe favorire l'innalzamento della temperatura della soluzione caustica. Ne consegue che è consigliabile inserire il contenitore contenente l'acqua in un bagnomaria freddo prima dell'inserimento dell'idrossido di sodio in modo da evitare pericolosi schizzi di soluzione caustica.

Portare a temperatura a 35 gradi circa sia la soluzione caustica che i grassi prima di unire i due composti e cominciare ad emulsionare.

Utilizzare i mezzi di protezione adeguati:
occhiali protettivi
mascherina  (respiratori con filtro p3)
guanti di protezione
abbigliamento adeguato contro probabili schizzi di soluzione caustica o  di sapone quando è ancora liquido. 
Evitare di inalare i fumi che potrebbero scaturire dalla reazione chimica.

***

Molteplici sono gli utilizzi dei prodotti dell'alveare per la cura della nostra salute e bellezza. Possiamo utilizzarli in ogni nostro preparato per la cura della pelle e dei capelli. 
Tanto si sarebbe ancora potuto scrivere su questi prodotti che madre natura ci ha donato, ma per ora mi fermo qui. 



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Immagini: 

pixabay

Barmasse Eleonora

Bibliografia e sitografia: QUI

Dott.ssa Cinzia Pagano, Luana Perioli Dip. di Scienze Farmaceutiche - Università degli Studi di Perugia.
Dott.ssa Alessandra Vasselli cosmetologa AIDECO (insalutenews.it)



Tutte le informazioni contenute nel seguente blog sono a mero scopo informativo. Declino pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo o estetico senza previo consulto medico.

mercoledì 27 aprile 2022

BOTANICA Lezione 1




1. IL REGNO VEGETALE
Gloria Pellizzari 2020; Lago del Careser

Gli organismi viventi vennero suddivisi nel passato in diverse categorie. Questo ha dato origine a quella che oggi viene chiamata tassonomia. In parole semplici, è la descrizione e la collocazione di un essere vivente all’interno di un sistema, con lo scopo di ottenerne la sua identificazione.

L’inventore delle categorie tassonomiche fu Linneo il quale introdusse anche la cosiddetta nomenclatura binomiale per indicare in modo inequivocabile la specie.

“ Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose.”

[Nomina si nescis, perit et cognitio rerum] -Carl Nilsson Linnaeus-


Il regno vegetale è uno dei 5 regni in cui è possibile suddividere il mondo degli esseri viventi; racchiude tutti gli organismi pluricellulari, che compiono la fotosintesi costituiti da più di una cellula e aventi cellule differenziate che svolgono funzioni specializzate per far sopravvivere l'intero organismo. Appartengono a questo gruppo i muschi, gli alberi, le piante e tutti i vegetali che formano boschi, prati e foreste. La maggior parte di queste vive sulla terraferma ad eccezione di una piccola quota che vive in acqua; queste sono denominate piante acquatiche

Le principali categorie utilizzate per la classificazione delle piante (e anche degli animali) sono: 

• Dominio

 • Regno

 • Divisione

 • Classe

 • Ordine

 • Famiglia

 • Genere

 • Specie                                         

      


                                                                                                 Zanichelli editore 2011; invito alla biologia

Il dominio rappresenta lo scalino più alto della classificazione. Gli esseri viventi vengono divisi in tre domini: batteri, archaea ed eucarioti.

Archaea: microrganismi procarioti che abitano in ambienti con condizioni estreme, costituiti da singole cellule mancanti di nucleo. 

Batteri: microrganismi unicellulari procarioti che possiedono una membrana cellulare stratificata. Una delle caratteristiche principali dei batteri è quella di possedere un grandissimo numero di processi metabolici, differenti in base alla loro tipologia di respirazione (aerobi, anaerobi) e possono essere autotrofi od eterotrofi.

Eucarioti: organismi costituiti da più cellule che, a differenza dei procarioti, presentano un nucleo ben differenziato che contiene il DNA; caratteristica degli eucariotisono sono i mitocondri, presenti in tutti gli organismi eucarioti e i cloroplasti, presenti solo nelle piante verdi.

Il regno in passato fu il livello gerarchico più elevato; successivamente fu introdotto il dominio.

 Generalmente si considerano 5 regni:

 • Piante

 • Animali

 • Monera (Procarioti, batteri e alghe azzurre)

 • Protisti

 • Funghi

Il phylum è la più alta categoria sistematica dei regni animale e vegetale che corrisponde al tipo di animale (es. artropodi) e alla divisione vegetale (es. trachofite). 

La classe è un ulteriore livello di classificazione scientifica degli organismi viventi quali animali e piante; possono essere suddivise in sottoclassi. (es. magnoliopsida)

L’ ordine raggruppa più famiglie simili tra loro. (es. lamiales)

La famiglia è il livello gerarchico che raggruppa generi che si assomigliano. (es. rosaceae) Il genere è un gruppo di specie connesse, derivate da un antenato comune.

La specie è un insieme di popolazioni i cui soggetti possono incrociarsi producendo una prole fertile. 


Gloria Pellizzari 2021, Monte Peller




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lunedì 11 aprile 2022

ALLORO Pianta Sacra



Alloro ( Laurus nobilis ) è una pianta leggendaria di cui possiamo trovare miti e leggende tramandate nel corso dei secoli. Il significato simbolico dell’Alloro risale all’epoca greco-romana dove si intrecciavano i ramoscelli in corone da porre sul capo delle persone come segno di riconoscimento di massimo onore e sapienza. Il termine deriva dal latino Laurus anche se in alcuni casi lo fanno risalire alla parola Celtica Lawur che significa sempreverde, verdeggiante. 
L’alloro è da sempre considerato simbolo di onore, immortalità, trionfo, fama e gloria.

Le varietà conosciute dell’Alloro sono principalmente due:

Laurus nobilis L. var. Aurea

Laurus nobilis L. var. Angustifoglia

Ambedue le varietà sono commestibili e vengono utilizzate sia in fitoterapia che in cucina. Tuttavia è bene sapere che esiste una pianta molto simile all’Alloro ovvero il Lauroceraso (Prunus laurocerasus L.) che risulta essere tossico se ingerito. Viene prevalentemente utilizzato nei giardini come pianta ornamentale.
Dell'Alloro si utilizzano frutti (bacche) e foglie; si può raccogliere tutto l'anno ma il periodo migliore è compreso tra i mesi di luglio ed agosto.
I frutti (bacche) vanno raccolti quando sono maturi e si possono essiccare in forno tiepido.

Dai tempi antichi ai giorni nostri sono molteplici i benefici che possiamo avere dall’utilizzo di questa pianta sempreverde. Le proprietà più conosciute sono riportate qui di seguito:
  • Antiossidanti
  • Espettoranti
  • Rilassanti
  • Disintossicanti
  • Rimineralizzanti
  • Analgesiche (dolori mestruali)
  • Antinfiammatorie
  • Emostatiche
  • Antireumatiche
  • Antinevralgiche 
  • Astringenti
  • Aromatiche
  • Digestive (aiuta a ridurre i gas intestinali e la flatulenza)
  • Repellenti ( foglie e olio essenziale possiedono proprietà insetticide dimostrate nei confronti dei coleotteri della farina, delle pulci e degli acari: in particolare in alcuni costituenti dell'olio essenziale cineolo e geraniolo).
  • Contribuisce alla buona salute della vista grazie alla vitamina A
  • Aiuta a regolare il metabolismo grazie alla vitamina B.
  • Costituisce un ottimo rimedio contro le infiammazioni del cavo orale e l’alitosi
In ambito cosmetico gli estratti di Alloro vengono utilizzati negli shampoo, lozioni per i capelli (utile nel trattamento della forfora), bagnoschiuma, saponi (sia solidi che liquidi) pomate, creme, tonici e acque profumate che donano un senso di freschezza. Risulta infine un ottimo rimedio per contrastare i problemi di acne e eczemi.

Principi attivi 

Tannini
Alcaloidi
Amidi
Resine
Principi amari
Olio grasso (frutti: 30%)
Flavonoidi
Lattoni sesquiterpenici

Sali minerali
Potassio
Rame
Calcio
Manganese
Ferro
Selenio
Zinco
Magnesio

Vitamine
Vitamina A (retinolo)
Vitamina B (tiamina)
Vitamina B2 (riboflavina)
Vitamina B3 (niacina)
Vitamina B6 (pirossidina)
Vitamina B9 (acido folico)
Vitamina C

Oli essenziali (nelle bacche di alloro è presente una percentuale variabile di oli essenziali (1-10%); anche le foglie ne contengono, ma in percentuale inferiore (1-3%)

Acidi grassi
Acido Laurico
Acido Oleico 
Acido Palmitico 
Acido linoleico

Estrazioni
Percolato
Distillazione in corrente vapore
Tintura madre
Tintura alcolica
Oleolito

L’oleolito di Alloro può essere preparato con l’utilizzo delle foglie e delle bacche (mature) tramite macerazione a freddo o a caldo (bagnomaria).
L’olio ricavato dalle bacche è un ingrediente piuttosto controverso, è bene utilizzarlo con cautela. Viene estratto dalla polpa delle bacche, attraverso un metodo molto complesso di bollitura e spremitura.
Questo olio è un ingrediente essenziale del sapone di Aleppo (un sapone vegetale per l’igiene personale di origine Siriana, il cui processo di produzione e ancora oggi molto simile a quello seguito dagli Arabi già nel 600 d.c.).

Formulazioni 


Sapone liquido 
Pasta di sapone:
(eccesso 10%)
gr 600   oleolito di foglie di Alloro in olio di Oliva
gr 150   oleolito di foglie di Alloro in olio di Cocco
gr 150   olio di Macadamia
gr 100   olio di Ricino
gr 243   KOH Tit. 90 (eccesso 10%)
gr 600   Acqua demineralizzata
gr   30   Sodio citrato
gr     4   Sodio gluconato

Diluizione:
gr 100   pasta di sapone
gr 300   acqua demineralizzata
gr   30   tintura madre di Alloro
soluzione acido citrico al 30% per abbassare il pH a 7.5 / 8




Sapone solido 
(sconto 6%)

gr 600   oleolito di foglie di Alloro in olio di Oliva
gr 200   oleolito di foglie di Alloro in olio di Cocco
gr 150   olio di bacche di Alloro
gr   50   olio di Ricino
gr 330   acqua demineralizzata
gr   30   sodio citrato
gr     4   sodio gluconato
gr 127   NaOH (90%)
gr   21   KOH (10%) Tit. 90%




Pomata antinfiammatoria


gr 33   Idrolato di Alloro
gr   1   Sodio alginato
gr 15   oleolito di foglie di Alloro in olio di Oliva
gr 15   oleolito di bacche di alloro
gr 10   oleolito di Arnica montana
gr   7   pommade all'Alloro
gr   5   pommade all'Arnica Montana
gr   1   alcool cetilico
gr   8   burro di Karite'
gr   2   tintura madre di Alloro
gr   2   percolato di Arnica montana
gr   2   tintura madre di Arnica montana
gr   1   Vitamina E
gr   1   Cosgard


Unguento All'Alloro


gr 40   burro di Karite'
gr 30   oleolito di foglie di Alloro in olio di Cocco
gr 22   olio di bacche di Alloro in olio di Oliva
gr   8   pommade all'Alloro


Tisana (Dott. Piergiorgio Chiereghin)

"Un cucchiaio da tè di foglie di Alloro in 150 ml di acqua bollente; infondere per 10', filtrare e bere tra i pasti o subito dopo per favorire la digestione. Si può anche preparare un decotto con tre foglie di Alloro per una tazza d'acqua, bollire per 3'. Una tazza dopo il pasto serale come digestivo e per favorire il sonno".


Utilizzo dell'olio essenziale di Alloro ( Dott. Marco Valussi )

È un materiale fortemente sospetto (sensibilizzante) a causa del contenuto in Lattoni, ed è utilizzabile solo da personale esperto e non su soggetti ipersensibili o allergici a cosmetici e profumi.
La percentuale massima raccomandata nell'utilizzo in creme cosmetiche è dello 0,02%, in profumazioni corporee dello 0,2%.
Non assumere per bocca
Non usare in dosi superiori al 1,25%
Evitare in soggetti sensibilizzanti, con pelle lesionata o malata, in bambini sotto ai 2 anni di età."


CONTROINDICAZIONI

Il consumo o l’uso di alloro non ha particolari controindicazioni. Tuttavia è bene non esagerare nelle dosi in quanto un dosaggio eccessivo potrebbe causare allergie e in alcuni casi dermatiti. Come sempre, prima di utilizzare qualsiasi prodotto a base di erbe ad uso interno è bene consultare il proprio medico in quanto bisogna sempre considerare che in alcuni casi potrebbero interferire con farmaci che stiamo già assumendo.


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