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giovedì 13 gennaio 2022

OLEOLITI

 



Gli oleoliti, detti anche estratti oleosi o oli medicinali, sono soluzioni di fitocomplessi di piante medicinali o aromatiche. Vengono ottenuti con l'utilizzo di un olio (solvente) e droga secca o vegetale fresco (soluto) al fine di ottenere una soluzione finale. È bene tenere presente che la migliore estrazione la possiamo ottenere dal vegetale fresco.
Questi estratti vengono utilizzati generalmente per uso topico per le preparazioni cosmetiche e medicamentose, sia puri che in preparati cosmetici come creme, pomate ed unguenti. Gli oli sono ottimi solventi per estrarre i principi attivi apolari e poco apolari contenuti nei nostri vegetali.
Per un approfondimento sui principi attivi dei vegetali vi rimando al mio articolo del blog

LA SCELTA DELL'OLIO

L'olio va scelto in base all'utilizzo finale del prodotto, considerandolo non solo un mezzo per estrarre i principi attivi, ma una sostanza che può interagire al pari o in sinergia con gli stessi.
Se vogliamo utilizzare un oleolito per uso cosmetico dobbiamo valutare il tipo di pelle che andiamo a trattare: se abbiamo una pelle grassa tendente all'acne eviteremo di utilizzare un olio di oliva ma opteremo per un olio più leggero.


Tra i parametri più importanti da tenere in considerazione durante la scelta dell'olio troviamo "gli Insaponificabili". La percentuale di questi ultimi varia da olio a olio diventando rilevante per alcuni di essi.

Alcuni esempi:
Olio di Avocado: 0,8 - 27,7%
Olio di Oliva: 0,6 - 1,5%
Olio di Riso: 1 - 3%   
Olio di Girasole: 1%

METODI DI ESTRAZIONE

1° METODO - macerazione a freddo
I vegetali, è bene lasciarli una notte ad appassire dopo averli umettati con alcool buongusto. Successivamente procedere all'aggiunta dell'olio fino a ricoprire il vegetale completamente. Il contenitore dovrà essere ben sterilizzato, chiuso ermeticamente e riposto il luogo fresco e asciutto.

2° METODO - digestione
Viene utilizzato per vegetali coriacei (come per esempio alloro e rosmarino) radici, alcuni tuberi e resine. Anche in questo caso è bene lasciarlo una notte ad appassire dopo averlo umettato con alcool buongusto.
Successivamente mettere il contenitore a bagnomaria a 40° per circa 2 - 3 ore.
Se necessario, si prosegue per un ulteriore macerazione a freddo.
L'utilizzo di questo metodo può essere adottato anche per i vegetali freschi in quanto contemporaneamente all'estrazione si ha l'evaporazione dell'acqua contenuta nello stesso.

3° METODO - macerazione al sole
Viene utilizzata esclusivamente per Elicriso, Arnica ed Iperico (tuttavia ci sono diverse correnti di pensiero).
Innanzitutto si procede ad umettare con alcool alimentare il vegetale che successivamente bisognerà ricoprire di olio. Infine chiudere ermeticamente il contenitore e lasciarlo al sole per il tempo prestabilito.

Per evitare la formazione di muffe durante le varie fasi di preparazione dell'oleolito, i nostri vecchi aggiungevano nel fondo del contenitore del sale grosso da cucina. Tale procedura non faceva sviluppare i microorganismi.
Gli oli hanno tendenza ad irrancidire: per ovviare a questa problematica l'oleolito deve essere conservato in luogo buio e asciutto e per evitare un' eventuale ossidazione è consigliabile aggiungere sostanze antiossidanti liposolubili come ad esempio la Vitamina E (Tocoferolo).
Il rapporto in peso droga/solvente è variabile ed oscilla tra i 5 ed i 20 grammi di droga per 100 ml di olio. 
Sperando che questo articolo vi sia d'aiuto per le vostre preparazioni cosmetiche vi ricordo di iscrivervi al mio blog e commentare, è molto importante per me conoscere le vostre opinioni.

Nota personale:
Prima di procedere alla preparazione di un oleolito, bisogna studiare la pianta, la sua droga e i suoi principi attivi.
Sarà in base a queste valutazioni che potremmo preparare il nostro macerato. 
Esempio: se una droga contiene mucillaggini è preferibile adottare un altro tipo di estrazione per portare in soluzione i sopracitati principi attivi che non sono solubili nell'olio.

Nel prossimo articolo vi illustrerò... seguitemi e lo scoprirete

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I nostri corsi 





bibliografia e sitografia: QUI
Con la collaborazione dell'erborista Emilio Pezzullo.
Foto oleoliti:  Barmasse Eleonora

siti consigliati per il riconoscimento delle piante:
https://swbiodiversity.org/seinet/index.php
https://www.actaplantarum.org/

Gruppo Facebook: Identificazione delle piante
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giovedì 20 febbraio 2020

LA ROSA DAMASCENA Regina delle Rose



Originaria del Medio Oriente, anche chiamata la Regina delle Rose, è conosciuta per le sue proprietà cosmetiche le quali le vengono attribuite sin dall'antichità.
Si narra che Afrodite, Dea della bellezza e dell'amore, amasse riempire la vasca da bagno con i petali di Rosa Damascena per riequilibrare corpo e mente.

L'Olio essenziale ricavato da questo magnifico fiore è uno dei più costosi al mondo: basti considerare che per ottenere un litro di olio essenziale necessitano 4 tonnellate di rose, infatti viene anche chiamato "Oro liquido"; a parte questo piccolo inciso sulla produzione di questo ineguagliabile olio essenziale tanti sono gli estratti che nel nostro piccolo possiamo realizzare con la Rosa Damascena:

Oleolito (metodo del sale)
Estratto in glicerina vegetale
Gemmoderivato
Idrolato

Questi estratti vengono utilizzati per idratare e disinfiammare le pelli secche e arrossante e una volta associati all'estratto di cappero costituiscono un ottimo preparato per il trattamento della  couperose e della rosacea.

La Rosa Damascena è un valido aiuto per riequilibrare la pelle grassa e seborroica, viene utilizzata nelle creme corpo per contrastare smagliature e pelle a buccia di arancia.




Se vogliamo fare una semplice acqua di rose sono pochi gli step a cui dobbiamo attenerci:

in un pentolino mettiamo a scaldare 400 ml di acqua demineralizzata. Raggiunti i 50/60° spegnere la fiamma e mettere i petali di 7/8 Rose (dopo averli accuratamente lavati). 
Chiudere con un coperchio e lasciarli in infusione per circa 15 ore e successivamente filtrare la soluzione acquosa con un colino. L'acqua di rose può essere tenuta in frigo per 10 giorni, in alternativa potete aggiungere 1 gr di fenossietanolo ogni 100 gr.di infuso, o congelarlo.
L'acqua di Rose così ottenuta costituisce già un ottimo tonico per la pelle oppure un rimedio per i capelli grassi, infine può essere utilizzata come idratante per i capelli secchi tendenti al crespo. Volendo potenziare questo preparato, potete aggiungere alcune gocce di glicerina di Rose o Olio di Rose.

Prossimamente se ne avrò voglia😂😂😂 vi esporrò con le dovute immagini la preparazione di un trattamento intensivo giorno per la couperose.


martedì 4 febbraio 2020

LE PIANTE ALLEATE DEI NOSTRI OCCHI


Eufrasia officinalis

Si racconta che all'interno di questo piccolo fiorellino amino riposare le fate del bosco ed è considerato un grande dono della natura per aumentare i loro poteri.
Come potrete notare osservando la foto questo prezioso fiorellino ha la forma dell'occhio: nella mia Valle veniva utilizzata la radice per fare degli impacchi per contrastare infiammazioni, allergie, borse sotto gli occhi e le tanto odiate "zampe di gallina". I nostri "vecchi" raccontano che in tempi passati si utilizzava questa pianta per rafforzare l'acutezza della vista e per  aiutare l'occhio all'adattamento della luce molto intensa. L'intera pianta veniva utilizzata nei lunghi inverni per contrastare raffreddori mediante suffumigi.Tante sono le piante che amano i nostri occhi, come il fiore tanto amato dalle nostre laboriose apine il......

Meliloto  officinalis

Il meliloto è anche conosciuto con il nome di Vetturina gialla e il suo profumo ricorda quello del fieno, nella tradizione popolare era sopratutto utilizzato per le sue qualità antiallergiche.
Grazie alle cumarine in esso contenute è un efficace rimedio di eccellenza per gli occhi arrossati e un ottimo antinfiammatorio utilizzato per la cura degli orzaioli. In campo cosmetico viene utilizzato come decongestionante delle palpebre e delle zone intorno agli occhi.

Nigritella nigra

La Nigritella nigra è una piccola Orchidea selvatica che potresti incontrare passeggiando in alta montagna. Un piccolo fiorellino che emana un dolce profumo di Vaniglia e cioccolato che portano alla nostra anima un senso di calma e armonia nel nostro cuore. 
La Nigritella viene utilizzata in campo cosmetico per le sue qualità rivitalizzanti e rigeneranti. Ricca di vitamine  e oligoelementi idrata la nostra pelle e contrasta le rughe da noi tanto odiate !

Fiordaliso  Centaurea cyanus

Il fiordaliso viene anche chiamato "spacca occhiali"  a sottolineare la sua grande efficacia nella cura dei nostri occhi. Tra le grandi qualità del fiordaliso troviamo quelle antinfiammatorie, decongestionanti e lenitive, spesso in commercio troviamo colliri a base di Fiordaliso e Eufrasia.
Per la nostra pelle il Fiordaliso viene utilizzato per contrastare acne, eczemi ed è un potente antirughe naturale.



L'estate scorsa ho raccolto queste meravigliose piante ricavando gli estratti  per la realizzazione della crema  contorno occhi. 
Prossimamente se ne avrò voglia😂😂😂 vi parlerò della crema contorno occhi realizzata con gli estratti di queste magiche piante.



martedì 7 maggio 2019

PRIMULA VERIS La Regina di ferro







La Primula Veris è uno dei piccoli ricordi della mia infanzia, all'inizio della primavera questi fiorellini  adornavano la mia casa. I primi fiori che accompagnano le prime passeggiate dopo il rigido inverno.




Le Primule sono simbolo della giovinezza della semplicità e della gioia; gli anziani della mia Valle narrano che coloro che riuscivano a percepire l'essenza vera di questo delicato fiorellino non avrebbero mai conosciuto la vecchiaia.

Secondo un'antica Leggenda questo Magico fiore custodirebbe la chiave della porta di un "Magico Sentiero Incantato" che porta alla casa delle "Fate".

Il suo nome antico era "Fiore delle Chiavi" in quanto si pensava che aprissero i lucchetti di passaggi segreti che attraversano le montagne fatate e le porte delle caverne contenenti grandi tesori.

Le Primule divennero i fiori della Vergine Maria soprannominate "Chiavi ella Madonna", in altri casi venivano Chiamate "Chiavi di San Pietro" poiché si narra che aprissero le chiavi del Paradiso.





In tempi antichi si usava regalare un mazzetto di Primule da appoggiarsi sul cuore per trovare L'Amore Vero apportando luce e calore all'anima.








Molteplici sono le Leggende che accompagnano questo fiorellino delicato e bello come il Sole! ma non tutti sanno che le foglie la radice e i calici contengono grandi proprietà curative... direi magiche !

Le sue virtù sono note sin dai tempi antichi, e giunsero alla storia nel XII secolo d.C. attraverso Santa Idegarda di Bingen che consigliava di assumere i fiori per combattere tosse e raffreddore.

Nella mia Valle la Primula Vera veniva utilizzata unendo il suo succo al latte di mucca appena munto in quanto ritenuto pozione miracolosa per alleviare forti emicranie.

In cucina viene utilizzata per arricchire le insalate e le zuppe di verdura, decorare i dolci e preparare dei canditi.

La Primula Veris contiene preziosi principi attivi per la cura della nostra pelle in quanto ricca di sostanze antinfiammatorie anti-pruriginose ed espettoranti. 

In questi anni ho utilizzato i principi attivi di questo magico fiorellino per contrastare le macchie della pelle, ottimo attivo per la realizzazione di creme dopo-sole, efficace calmante contro le punture di insetti, riequilibrante della rete capillare superficiale, indicata per calmare i dolori reumatici e nella cura della gotta.


Unguento di Primula Veris














Pomata Primula Veris















Di questa pianta si utilizza ogni sua parte: con le foglie si realizza l'oleolito e l'estratto in glicerina, le radici si utilizzano per il percolato e i fiori per le tisane. 



Radici fiori e foglie della Primula Veris vengono utilizzati nelle tisane per curare insonnia, emicrania, tosse, bronchiti e raffreddore. 2 gr in 100 ml di acqua con l'aggiunta di miele per addolcire il gusto amaro dato dalle radici.






Se siete allergici all'aspirina non potete utilizzare questo fiore nelle tisane dato che il principio attivo è il medesimo e, come sempre, vi consiglio prima di utilizzare erbe ad uso interno di consultare il vostro Medico o Erborista di fiducia.


Primula Veris... Dono di Madre Natura... 
chissà... se come narra la Leggenda  possa aprire le porte della serenità...



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giovedì 17 gennaio 2019

ARNICA MONTANA ESTRATTO VERGINE


Da tempo seguo un gruppo di Facebook chiamato "Erbacce e Dintorni" dove si trattano svariati argomenti, ma prevalgono le discussioni sulle piante e sulle erbe. Mi sono imbattuta in un post in cui alcune ragazze discutevano su un metodo di estrazione dell'arnica che consisteva nel porre il vegetale in fiaschi di vetro esposti al sole. Le domande rivolte all'autrice del post erano tante, ma le risposte erano vaghe. Non mi sono stupita, perché durante le loro ricerche avevano trovato poco o niente nei libri o sul web. Inoltre, dopo aver pubblicato una mia foto dell'arnica nei fiaschi, mi è stato sottolineato che questa pianta è "protetta" e ne è vietata la raccolta!

A costo di sembrare tecnica e sicuramente noiosa, mi ritaglio un piccolo spazio in questo articolo per far conoscere la regolamentazione della raccolta dell'Arnica Montana in Valle D'Aosta:


LEGGE REGIONALE 7 DICEMBRE 2009, 
N. 45  Allegato D 
Specie per uso officinale a raccolta regolamentata 
(Articolo 6, commi 1 e 3)

Arnica Montana
Fam: Asteraceae
Nome volgare: Arnica Montana
Nome Francese: Arnica des montagnes

Il quantitativo di pianta fresca di cui è consentita la raccolta è di 200 gr in infiorescenze

Arnica Montana


Tutti conoscono le innumerevoli proprietà dell'Arnica Montana e i suoi grandi benefici: antidolorifico, antinfiammatorio, per tendiniti, artriti, artrosi, dolori post-operatori, distorsioni, slogature, contusioni, ecc. Questo è possibile grazie all'altissimo contenuto di flavonoidi, oli essenziali, timolo, destrosio, luteina, colina, acido malico, acido gallico e acido palmitico.

Essendo una pianta altamente tossica, non va applicata su ferite aperte.

Nei secoli passati, i nostri antenati la utilizzavano friggendo l'arnica nel grasso animale, riponendola poi in vasetti per usarla all'occorrenza.

Durante le mie ricerche e i miei studi, ho appreso diverse tecniche di estrazione, alcune molto conosciute e utilizzate, come: oleoliti, percolati, tintura madre, tintura alcolica, estratto secco.

Grazie ai racconti dei Vecchi Saggi della mia valle, sono venuta a conoscenza di un antico metodo di estrazione dell'Arnica. Questo metodo consiste nell'inserire le infiorescenze in fiaschi di vetro trasparente, ben chiusi con un tappo di sughero, e nel porli capovolti sui tetti o sui balconi delle case per l'intera stagione estiva.


Bottiglie con Arnica Montana

Le pochissime notizie che si leggono sul web sono fuorvianti e poco credibili, in quanto alcuni sostengono che l'estratto ottenuto è oleoso, mentre altri ritengono che sia necessario aggiungere alcol dopo aver filtrato il contenuto del fiasco. In realtà, il liquido non è altro che una soluzione alcolica, risultato della fermentazione dei glucosidi dell'arnica, ricca dell'essenza vergine di quest'ultima. Questo prodotto si mantiene nel tempo così com'è, senza l'uso di conservanti e/o additivi.

Dimenticavo di dirvi che, prima di aprire il fiasco, è fondamentale incidere il tappo di sughero affinché l'ossigeno possa entrarvi, creando così delle piccole bollicine di "effervescenza", al termine della quale si può stappare il bottiglione senza il rischio che questo esploda. Il contenuto va filtrato come si fa per una qualsiasi tintura o oleolito.


Incisione del tappo di sughero


Estrazione dell'estratto Vergine



Estratto Vergine di Arnica montana



L'estratto vergine così ottenuto si può utilizzare per frizioni, diluito in un olio vettore o inserito in piccole gocce nell'unguento d'Arnica, ma anche i fiori estratti dai fiaschi, non vanno gettati, perché possono essere utilizzati per ottenere la famosa "pommade" di cui vi parlerò in un altro articolo... 
    1. È importante consultare un professionista della salute prima di utilizzare qualsiasi prodotto a base di erbe, specialmente se si hanno condizioni mediche preesistenti o si stanno assumendo farmaci.


    2. La bibliografia e la sitografia sono disponibili all'interno del blog, e puoi accedervi cliccando sul link corrispondente:  QUI

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martedì 8 gennaio 2019

IL BOSCO PRESENTA "LA DAMA BIANCA"




"Il mio nome deriva dal termine “betu” (da un’antica lingua che si parlava anche in queste vallate, il Celtico) e aveva il significato di “albero”. Forse perché sono sempre stata tenuta in grande considerazione, soprattutto dai popoli degli Umani che abitavano il freddo Grande Nord, nelle mie estese bianche foreste.
Fui quindi un albero sacro legato alla luce e al rinnovarsi della Natura, visto che sono il primo a germogliare all’inizio della Primavera. Nell’Alfabeto degli Alberi del Calendario Celtico, non a caso rappresento il primo mese dell’anno .
La mia inconfondibile corteccia bianca fu una delle prime carte su cui scrivere e quella, tenera e dolciastra, delle nuove piante, fu usata come alimento dai vostri lontani antenati, a volte unico possibile nutrimento nei freddi mesi invernali. Anche la mia linfa zuccherina si utilizzava, sia direttamente che dopo fermentazione, trasformandosi in “birra di Betulla”.
Colonizzo rapidamente le zone spoglie, per non importa quali motivi, dalla vegetazione arboricola. Sono quindi una pianta pioniera, che con le sue radici consolida il terreno evitando frane durante i periodi di piogge abbondanti.
Sono la Betulla."   (Bessi R.)

Chi ci avrebbe mai creduto che in un soleggiato pomeriggio di un freddo inverno sarei andata a camminare nei boschi per incontrare "La Dama Bianca", un albero dalla corteccia bianca e liscia? In mia compagnia c'era anche una mia amica, non eravamo andate a passeggio per trovare chissà cosa, ma solo per respirare aria pura e camminare un po'; naturalmente un sacchettino e un coltello per "precauzione" l'avevamo preso. 
Durante la passeggiata ammiravamo tutte queste Betulle che costeggiavano il sentiero e dopo aver preso Licheni, gemme di Abete rosso e Pino mugo, al ritorno abbiamo tolto della corteccia da una Betulla conoscendo le grandi proprietà di questa meravigliosa pianta.



I principi attivi della Betulla sono molteplici: tannini, resine, oli essenziali, betulina, glucosidi, quercitina, salicina e tanti altri.

Ogni parte di questo magnifico albero viene utilizzata in cosmesi: linfa, foglie, gemme, fiori, frutti e naturalmente la corteccia... nulla lasciato al caso.

Gli estratti che si possono realizzare con la Betulla sono innumerevoli: percolato, oleolito, gemmoderivato, tintura madre e idrolato. Ovviamente non potevamo starcene con le mani in mano, per cui ci siamo messe immediatamente all'opera per studiare e formulare tutti i nostri prodotti di bellezza...nonostante la nostra veneranda età 😉











  • Per uso esterno si sfruttano le proprietà antisettiche e astringenti, utili per pelli impure ed eccessiva secrezione di sebo.

  • E' un potente cicatrizzante e rigenerante della pelle lesionata da ferite e ustioni da utilizzare per unguenti in associazione col mitico Iperico; grazie alla sua funzione astringente, nonché antinfiammatoria è utile anche nella preparazione di prodotti anti-emorroidali.

  • Riattivante della circolazione sanguigna si utilizza per sgonfiare piedi e gambe, serve nella prevenzione di calli e duroni e nelle preparazioni pre e dopo rasatura.
  • Utilizzata per l'irrobustimento del bulbo pilifero, come sebo-regolatore del cuoio capelluto e riattivante della crescita dei capelli proprio grazie all'effetto sulla micro-circolazione superficiale. 

  • Utilizzata ampiamente nei prodotti anti-cellulite per le sue funzioni linfo-drenanti le quali, non a caso, sono state sfruttate dai famosi fanghi Guam che le  contengono.


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Fonti: Bibliografia

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